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Avevo 17 anni

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Racconti
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Avevo 17 anni
“ Entri signore; voglio dirle la mia esperienza, lei è la seconda persona che udrà la mia confessione”.
L’uomo che così mi rivolgeva la parola, era un signore dal passo svelto di circa 80 anni. Tutto in lui dimostrava che era stato un capo, un uomo abituato ad essere ubbidito. Entrai nel suo ufficio privato. Disse : si accomodi, prego; lei possiede un privilegio che molti vorrebbero avere” e mi spiegò che a motivo della sua elevata posizione sociale e della sua grande influenza nel mondo, erano numerose le persone che sarebbero state felici di essere ricevute da lui. Si sedette di fronte a me e da un cassetto tirò fuori un quaderno.

 

“Ecco, questo dovrebbe essere stampato” disse. “voi lavorate in mezzo ai giovani sarebbe estremamente utile che essi conoscessero la mia esperienza, per evitare dei guai e per non fare quello che io purtroppo ho fatto. IO SONO VENUTOMENO ALLA MIA VOCAZIONE, ho rovinato la mia esistenza “ concluse con profonda tristezza. Poi cominciò a leggere:
<< avevo 17 anni, quando una domenica, di ritorno da un congresso cristiano mi fermai nel giardino pubblico e mi sedetti su una panca per riposarmi un po’. Riflettevo su tutto quello che avevo udito nel corso della giornata ed improvvisamente mi sentii come circondato dallo Spirito di Dio, udii distintamente una voce che mi diceva: “voglio che tu sia un mio servitore e un banditore della mia Parola. Era la voce del signore che mi chiamava al suo servizio. Io risposi: No, Signore come potrei farlo ? non ho alcuna capacità per questo lavoro. Lo spirito del Signore insistette. “ io ti ho scelto per essere mio servitore e banditore della mia Parola”. Nuovamente io mi schernii e rifiutai: “non posso, Signore i miei genitori hanno bisogno del mio salario per vivere io debbo lavorare per loro. Senza darmi tregua lo spirito del Signore tornò alla carica, continuamente mi ordinava di accettare e di scegliere la via della missione, ed ogni volta lo rifiutavo poi Dio mi fece comprendere che era una decisione che non potevo eludere, io risposi:” NON SARO’ MAI UN PREDICATORE DELL’EVANGELO”.
Da quel momento mi parve che Dio si allontanasse da me. Mi alzai ero pieno di sudore, eppure tremavo da capo a piedi, era la brezza della sera o il sentimento confuso di aver sfidato l’Eterno?. Rianimatomi feci alcuni passi, poi mi avviai verso casa, era notte. Dio non mi ha più parlato in quel modo. Egli mi ha benedetto nel mio lavoro, ho potuto costruire uno stabilimento industriale, ho avuto nelle mie mani milioni di dollari; ho percorso il mondo intero. Sono stato ricevuto alla corte d’Inghilterra come amico di Re Giorgio e della regina Mary. Ma nell’intimo della mia coscienza, non ho mai avuto pace; qualcosa mi aveva sconvolto perché avevo respinto la chiamata del Signore.
Tutta la mia vita è trascorsa come quella di migliaia e migliaia di uomini: il mio lavoro, la mia casa, sono diventato lo schiavo di me stesso. Per soffocare il rimorso che mi attanagliava accettai di dirigere una grande scuola domenicale, aiutai molte chiese ed opere cristiane, compii nel segreto molte opere di carità ma invano. La mia situazione era questa, non sapevo più quale fosse l’opera alla quale Dio mi avesse chiamato in modo particolare e perciò avevo la sensazione di non averla ancora compiuta.
“Vede, amico, se io dovessi innalzare il mio monumento, raffigurerei il mio incontro con Dio, quella sera, quando avevo 17 anni e sotto un iscrizione con la mia testimonianza perché tutti sappiano quanto è importante seguire quello che ci ordina lo spirito di Dio”.
Io rimasi per qualche giorno in casa di quell’uomo, poi dovetti prendere congedo. Mentre gli stavo dicendo “Arrivederci, ammirai in lui l’uomo pieno di energia dalla voce imperativa e dagli occhi penetranti come quelli di un’aquila, la sua robusta corporatura. Un individuo eccezionale. Sarebbe stato sicuramente un servitore dell’Eterno come Elia, rivestito dello stesso mantello di forza e di potenza capace di trascinare milioni di anime verso la conoscenza della salvezza. Sarebbe forse, quell’evangelista di cui il mondo addormentato ha bisogno per risvegliarsi e andare a Cristo. Ma perché non aveva ubbidito alla chiamata del suo Dio quando aveva 17 anni? Ed ora quell’uomo, era lì davanti a me, triste deluso, come spezzato dopo la sua confessione; e pregava me predicatore sconosciuto di aiutarlo a fare quello che oramai lui non poteva fare più.
“Vada, la prego vada” mi disse, “ vada dai giovani e racconti loro la mia esperienza. Dica loro che una sola cosa conta nella vita di ogni uomo, UBBIDIRE a Dio. Li esorti caldamente a farlo; impedisca loro di sprecare la loro vita come io ho sprecato la mia”. Vidi che la sua testimonianza era sincera e che egli desiderava grandemente che la sua testimonianza fosse resa pubblica. Ecco perché lettori, l’ho raccontata. Se desiderate sapere qualcosa in più su questo uomo, ecco: Quando vi fermate davanti ad un distributore di benzina con la macchina piena di amici insieme invitati ad una scampagnata, ad una gita, o ad una festa spensierata in cui l’appello del Signore è coperto dal frastuono delle vostre grida e dei vostri canti, RICORDATEVI: l’inventore e il costruttore dei distributori di benzina è l’uomo che respinse la chiamata di Dio a 17 anni.

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